Coltivare la gioia e la speranza
Restaurare una Parrocchia, aprire una chiesa in un momento storico come il nostro deve essere, per tutti, un chiaro segno e un chiaro invito alla speranza. In un momento in cui siamo abituati a dire che siamo pochi, che molte cose vengono meno, credo che l’aver trovato il coraggio e la forza di un gesto di questo genere, debba essere, proprio per tutti, un richiamo alla speranza. La speranza che nasce dalla fede, la speranza che nasce dal desiderio di portare Cristo in mezzo alle nostre case, la speranza che nasce dal sapere che cambiano i tempi, cambiano, ovviamente, le realtà pastorali, ma non cambia e non viene meno il nostro desiderio di stare con il Signore e di vivere in comunione tra noi. Ecco il primo richiamo alla speranza che trovo utile richiamare. Anche l’inizio dell’anno catechistico ce lo ricorda: siamo in una fase di cambiamento, ovviamente, direi però come sempre! La vita degli uomini non è mai ripetitiva! Cambiano le epoche, le stagioni, cambia la vita dell’uomo. La Chiesa non è chiamata a ripetere il passato, ma a rispondere per le esigenze del presente. Anche la forte insistenza e i forti richiami che viviamo – anzitutto da parte dell’Arcivescovo – ci ricordano che noi dobbiamo abitare questo cambiamento e cercare la nostra strada. Così come stiamo facendo grazie all’impegno di tante persone di buona volontà. Gli anniversari di matrimonio ci ricordano la bellezza della fedeltà. Al di là delle situazioni delle singole coppie, essi ci ricordano la fedeltà di Dio che vale per tutti! Ed è su questa fedeltà che noi costruiamo la nostra! Sono richiami, sono spunti, sono parole di bene che dobbiamo cercare di fare nostre.
Per noi
Vorrei allora che vivessimo tutti questi giorni così intensi e così straordinari come un richiamo alla speranza, al senso di comunità, alla gioia, alla festa. Insisto sul senso di comunità che dobbiamo vivere. La settimana prossima la festa degli oratori, poi quella per la Madonna del Rosario devono essere momenti nei quali tutti viviamo concordi. “Concordi”, cioè con un cuore solo. Dobbiamo essere uniti nel progettare e vivere la pastorale dei giovani, dobbiamo essere uniti nel pregare la Madonna. Dipende da noi se vorremo fare di queste occasioni dei momenti di vita realmente comunitari. Dipende dalla nostra partecipazione, dal nostro desiderio di stare insieme agli altri, dal nostro desiderio anche di cambiare, per non essere cristiani stanchi e ripetitivi, ma uomini e donne che sanno capire i segni che lo Spirito dona. Cosa vuoi fare tu? Soprattutto, che cristiano vuoi essere tu? Il cristiano lamentoso che dice “Non è più come una volta!” o il cristiano fervoroso che, vivendo una forte relazione con Dio, sa affrontare il tempo presente con grinta e speranza viva? Dipende da te chi vuoi essere! Dipende anche da te quale volto di comunità e quale vita di Chiesa possiamo vivere insieme. Il patrono San Maurizio ci illumini e assista tutti noi e tutta la nostra città.