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Una Parola da don Andrea

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Un annuncio contagioso

Leggiamo nel Vangelo di oggi, quello che si ripete tutti gli anni perché fisso per questa celebrazione, che i discepoli e le donne, dopo le prime apparizioni del Risorto, continuavano a ripetere: “Abbiamo visto il Signore!”. Un ritornello ripetuto a tutti che, a chi già aveva visto, suonava come conferma e, a chi ancora non aveva visto, suonava come annuncio.

Capiamo così la reazione di San Tommaso: egli ancora non aveva visto e, certamente, per carattere, per formazione, stentava a credere ad un annuncio così grande ed incredibile non per mancanza di stima verso i suoi amici e nemmeno perché li riteneva falsi. Solo mancava un’esperienza. Gli altri già avevano fatto esperienza del Risorto. Lui no. Ecco però che, quando anche a Tommaso viene concessa questa esperienza, subito si dichiara credente: “Mio Signore e mio Dio” è la sua professione di fede. Parola bellissima, intensa, unica. Parola che suona a noi come la conferma di un itinerario di fede. Tommaso, che aveva condiviso tutto l’itinerario spirituale del gruppo dei dodici, ritrova compattezza e solidarietà con tutti loro. Insieme, ora, potranno nuovamente cercare di vivere ciò che il Risorto permetterà di sperimentare.

Una provocazione

Non è certo la prima Pasqua che viviamo. Chissà quante volte ormai, nella nostra vita, abbiamo celebrato la Pasqua di risurrezione. Vorrei che tutti ci chiedessimo: io ho fatto esperienza del Risorto? Poiché la nostra esperienza non può essere quella fisica, chiediamoci in che modo possiamo fare esperienza del Risorto.

Possiamo fare esperienza del Risorto ascoltando il racconto di fede di altri. La trasmissione della fede passa da questa via, dalla via della testimonianza. Lasciamoci anche noi coinvolgere dalla testimonianza di fede di chi condivide con noi la bellezza di un cammino e disponiamoci anche noi a dare testimonianza, per quello che possiamo.

Possiamo fare esperienza del Risorto dentro una comunità, la comunità di chi celebra l’Eucarestia. Non è un caso che il cenacolo diventi il luogo di raduno dei discepoli, di Maria, di quanti hanno visto il Risorto. Gesù aveva avuto tanti luoghi di accoglienza, ma quello che passerà alla storia come luogo della prima Chiesa è solo il cenacolo. Lì dove Gesù aveva celebrato l’Ultima Cena, lì dove aveva istituito il sacerdozio e l’Eucarestia, continuerà a trovarsi la piccola comunità dei credenti. Sarà la comunione che questo luogo evoca e permette a dare slancio alla comunità di chi inizia a credere nel Signore Gesù.

Possiamo fare esperienza del Risorto nell’unità che la comunione richiama. Solo perché Tommaso è rimasto nell’unità del gruppo dei discepoli ha potuto fare l’esperienza che ha fatto. Così è anche per noi: solo rimanendo nell’unità diventa possibile una esperienza di fede che apre nuovi orizzonti e nuovi confini a tutti. Occorre solo crederci.

Un richiamo per tutti

Lasciamo che la bellezza di questo Vangelo raggiunga ciascuno di noi. Lasciamo che i richiami di questo Vangelo raggiungano la nostra comunità. Se abbiamo a cuore il tema delle relazioni che stiamo seguendo da tutto l’anno, se abbiamo davvero a cuore la Chiesa, ecco che, in questo tempo di Pasqua che è iniziato, toccherà a tutti noi rifare l’esperienza dei discepoli e di Tommaso. Nell’ascolto dei testimoni della fede, nella condivisione dei cammini, per quanto possibile, nella comunione da realizzare sempre più in condivisione di tutti quei passi e di tutte quelle realtà che costituiscono la nostra esperienza di Chiesa. Maria, presente nel cenacolo, ci aiuti a dare sempre uno slancio maggiore alla nostra Chiesa, alle sue attività ma, soprattutto, alle relazioni che, in essa, viviamo.

Il Vostro Parroco,

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