Questione di identità
Chi è dunque il cristiano ambrosiano?
Uno che vive in unità con la Chiesa cattolica, uno che vive in unità con il Vescovo, uno che conosce gli insegnamenti del Papa e del proprio Arcivescovo per tentare di viverli, come meglio può e riesce.
Uno che si sente partecipe di una comunità, uno che sa di non essere un credente solitario, uno che non mette il proprio sentire davanti ad ogni cosa, ma che si domanda di che cosa abbia bisogno la sua Chiesa. Pronto a capire, dalle parole del Vescovo, quali sono i sentieri sui quali camminare e pronto a dare il proprio contributo per realizzarli.
L’identità del cristiano ambrosiano è l’identità di un credente attivo, certamente, che non si tira indietro, ma anche con quella spiritualità del servo inutile sulla quale abbiamo riflettuto qualche settimana fa. L’identità di chi, sentendosi partecipe di una Chiesa dalla tradizione quasi bimillenaria, partecipa ad una spiritualità particolare, che fa sua, senza appropriarsene. L’identità del cristiano ambrosiano è quella di un’anima che si dà da fare per gli altri, sempre secondo quello che il Vescovo propone e sostiene.
L’identità del cristiano ambrosiano è quella di chi sa partecipare al bene comune, senza mai mettere la propria visione davanti a tutti.
L’identità del cristiano ambrosiano è quella di chi vive una forma di preghiera particolare, quella del rito ambrosiano, che sente come qualcosa che gli appartiene, che lo forma, che lo sostiene sempre.
Per noi
È in questa spiritualità che accogliamo con gioia l’istituzione di Elvira Di Fusco quale ministro della catechesi. È in questa spiritualità che accompagniamo Sara Colombo, Marco e Mara Poratelli che hanno aderito al medesimo cammino e che si mettono in formazione per rendersi ministri della catechesi e dell’Eucarestia, in una Chiesa che sa sempre valorizzare l’operato dei laici e che sostiene la loro formazione, perché il futuro della Chiesa sia fatto sempre più di responsabilità condivise.
È in questa logica che viviamo anche il cammino del Consiglio Pastorale e di quello per gli affari economici che sono, nella nostra comunità, un punto di riferimento imprescindibile per le diverse proposte pastorali che, via via, sosteniamo. Vivere la festa del Duomo non è, quindi, vivere una festa per una casa di pietra, ma partecipare ad una vita di Chiesa che è fatta di uomini e donne che, riscoprendo e approfondendo sempre la loro identità, sanno camminare sulle vie che il Signore propone loro.