I discepoli di Emmaus
Il Vangelo di oggi è tutto centrato sulla figura dei due discepoli di Emmaus. I due che se ne vanno tristi, cercando rifugio lontano da Gerusalemme e che sono istruiti dal Signore con la sua parola e con il gesto dello spezzare del pane, chiaro rimando alla Santa Eucarestia. Mi colpisce sempre molto, quando leggo questo brano, il fatto che i due viandanti non riconoscono il Signore. Sono così oppressi nei loro pensieri, da non saper riconoscere la presenza di Cristo vicino a loro se non quando il Cristo stesso si fa riconoscere. Erano passati solo pochi giorni dalla sua morte. Come fu possibile non riconoscere colui con cui avevano vissuto anni? Il Vangelo ci ricorda che quando si è oppressi nelle cose del tempo, nelle realtà pesanti della vita, si rischia perfino questo. Si rischia di non saper riconoscere la presenza di Dio.
Per noi
Quante persone vivono come i due pellegrini prima del riconoscimento di Cristo nello spezzare del pane! Moltissime! Forse la maggior parte degli uomini vive tutta presa dalle cose da fare, dalle cose da dire, senza accorgersi della presenza di Cristo nelle loro esistenze. Molti altri, magari, cercano di fare chissà quali esperienze, mentre non si accorgono che, nell’ordinario delle loro vite, c’è già la presenza di Dio che li accompagna. Non mi stupirei più di tanto se, anche tra coloro che vengono in chiesa, ci fossero persone che stanno facendo questa esperienza.
Come uscire da questa situazione? Come uscire da questo modo di essere? Il Vangelo ce lo dice ancora una volta con estrema chiarezza. I cardini per uscire da questa stanchezza di vita sono due: la Parola e l’Eucarestia. Sono le due realtà sulle quali mi sembra di insistere tantissimo. Anche perché, poi, una richiama l’altra. La frequentazione del testo biblico e la celebrazione frequente dell’Eucarestia sono proprio le due realtà che servono per vivere bene la nostra esperienza di fede. Eppure, quante volte proprio noi siamo i primi a non crederci! Quante volte siamo proprio noi i primi a non frequentare il testo biblico e a lasciare che la lettura dei testi sacri ci raggiunga solo a Messa. Così come siamo tutti spettatori della grande disaffezione che molti hanno per il sacramento dell’Eucarestia, tanto che la pratica del “precetto” settimanale si sta molto riducendo. Con forza mi sembra giusto richiamare ancora una volta questi due pilastri. Con forza, mentre ci prepariamo alla Pentecoste, credo che sia giusto ricordare a tutti che solo nel solco di queste due grandissime realtà spirituali ci può essere un cammino di salvezza serio, profondo e, soprattutto, vero.
Mentre ci prepariamo all’ultima fase dall’anno pastorale, già in vista della solennità del Corpus Domini che celebreremo tra poche settimane, vi chiedo di saper davvero ripensare alla vostra partecipazione alla S. Messa domenicale. Non solo nel senso che richiamo tutti ad esserci, ma anche nel senso di guardare alla qualità di questa partecipazione. È vero che i sacramenti portano comunque il loro effetto, ma è anche vero che solo una partecipazione attenta, attiva, profonda, consente all’anima di vivere quelle manifestazioni dello Spirito a cui è chiamata. Chiediamo questa grazia. Chiediamola oggi, mentre celebriamo le Messe della domenica. Ma chiediamola anche nella nostra preghiera personale. Solo quando il cuore si apre alla presenza e all’ascolto di Dio, infatti, può nascere quella stima della Santa Eucarestia che porta poi alla pratica frequente e fruttuosa del Sacramento.