Una straordinaria comunanza
Al centro della prima lettura sta una frase determinante. “Ritornerò al mio marito di prima, perché stavo meglio di adesso”. È la parola di una donna infedele che si accorge di quello che ha perso mentre ha tentato nuove relazioni inneggiando alla libertà. È una frase bellissima ed è, in sé, una pagina bellissima che ricorda, fuor di metafora, che quando si sta presso Dio, nulla manca.
Anche al centro del Vangelo troviamo la medesima immagine del ritorno e una parola molto simile: “Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Anche in questo caso è l’immagine del ritorno al padre a dirci che stare presso Dio cambia realmente la vita, perché, appunto, nulla manca.
Per noi
Credo che questa parola di Dio e queste immagini ci parlino molto da vicino. Siamo in un tempo che, per molti aspetti, si è allontanato da Dio, non solo in senso generale, non solo in senso sociale. Siamo noi, i cristiani che, per primi, ci siamo allontanati da Dio. Vediamo bene il risultato di questo allontanamento. Avendo cercato la libertà in molte direzioni e in molte cose, abbiamo, alla fine, perso il senso della vita e molte altre cose.
Mi viene spontanea la domanda: non tocca forse a noi tornare a Dio?
Se il ritorno a Dio fa scoprire che nulla manca, non tocca a noi, che ci siamo persi in moltissime cose, tornare a Colui che non solo è l’origine di ogni cosa, ma anche custode di quella libertà che, per noi, è tanto preziosa?
Ma cosa significa “tornare a Dio”? Io credo che il tema fondamentale sia proprio quello di imparare a perdonare.
Torna a Dio chi sa perdonarsi, ovvero sa accettarsi per quello che è, anche con i propri limiti, anche con le proprie debolezze, anche con le proprie mancanze. Ecco il primo passo di un serio perdono: accettarsi per quello che si è.
In secondo luogo credo che il perdono che ci è necessario è quello che tutti dobbiamo scambiarci per molte cose della vita. Forse alcune cose sono di poco conto, forse altre sono di grandissimo rilievo. Non importa. Tutti, nelle nostre relazioni, abbiamo qualcosa da perdonarci e da farci perdonare. Un serio ritorno a Dio, il Padre di tutti, passa anche da qui, passa attraverso un perdono da chiedere e da saper donare. Tutti siamo in questa duplice posizione di aver al tempo stesso bisogno di perdono, ma anche di doverlo concedere.
Ecco da cosa dobbiamo partire se vogliamo anche noi compiere quel “ritorno” che diventa occasione per passare ad una condizione migliore.
All’uomo di oggi, che ha assolutamente bisogno di questo, è indicata la via.
Sapremo percorrerla? Forse sarà proprio la prossima Quaresima a saperci suggerire la risposta.