Legge? Comando? Indicazione?
Sono ormai solo i più anziani che sanno i comandamenti a memoria! La nuova attenzione educativa chiede di non far imparare le cose a memoria! Così, tra mille altre cose, si è perso anche il ricordo dei comandamenti! Sappiamo che ci sono, ma non cosa dicono! Il problema non è solo questo, ma è anche dare una collocazione esatta a queste parole. “Parole”, appunto! “Le dieci parole”. Sarebbe questo il titolo più appropriato da dare alle famose tavole. Parole che sono una indicazione, parole che sono un invito. Non una legge a cui sottostare e, se trasgredisci, ecco il peccato! Piuttosto parole che educano, parole che dirigono, parole che indicano. È questo il senso proprio delle parole antiche. Parole, poi, che devono comporsi con le parole di Gesù, quelle che, giustamente, la liturgia mette in parallelo: le Beatitudini. Queste le conosciamo davvero poco. Non sappiamo nemmeno quasi cosa siano o cosa dicono. Il contenuto è espresso in forma molto diversa rispetto alla legge antica, ma unica è la preoccupazione del Signore: che l’uomo abbia una vita felice, realizzata, piena di senso. Appunto, in una parola, beata! Non perché senza problemi o difficoltà, ma perché sempre pronta a guardare a quei punti saldi che rendono possibile anche la sopportazione, il superamento, la soluzione di tutte le cose della vita, comprese quelle realtà negative di cui non vorremmo mai parlare e che, invece, ci sono.
Per noi
La domanda mi sembra chiara anche per ciascuno di noi: abbiamo a cuore che la nostra vita sia realizzata? Abbiamo a cuore che la nostra vita abbia dei seri punti di riferimento? Non ne sarei così sicuro. Anzi, mi verrebbe da dire, se guardo agli adulti tra i 30 e i 50 anni, che, oggi, all’uomo basta molto meno. Non punti di riferimento, non solide rocce, parole che rimangono, ma esperienze che stuzzicano le emozioni. Non spiegherei altrimenti ciò che va di moda nelle ricerche su internet, negli spettacoli, nelle letture e in molto altro ancora! Mi sembra che quasi nessuno voglia più dirigersi verso una vita riuscita, basta una vita che fa star bene adesso. Poi vedremo! Mi pare che nessuno si preoccupi più di tanto di avere valori di riferimento stabili e di farli avere a chi viene dopo di noi: l’importante è che adesso nessuno turbi la mia felicità. E se, per caso, qualcosa si intromette, allora è lecito che io trovi una soluzione. Qualunque sia, di qualsiasi genere sia, purché mi tolga il problema. Non importa verificare se è compatibile con la mia fede, non importa sapere se è cosa giusta o no…
Ma una vita così è una vita beata nel senso che intende Gesù?
Credo di no! Una vita così, al massimo, si potrebbe definire appagata, ma non certo realizzata. Non perdiamo l’occasione per riflettere: tu cosa cerchi? Una vita che risulta essere realizzata, o ti basta qualche appagamento momentaneo?