La storia e la sua interpretazione
Israele è sempre stato abituato a guardare alla storia con gli occhi di Dio. I grandi eventi, come anche le cose più piccole, sono sempre state rilette alla luce di quello che Dio rivelava. Così le incertezze interne, le liti interne, le rivalità politiche che, dopo i grandi regni di Israele, hanno consegnato il popolo di Dio a stagioni difficilissime, sono rilette proprio da questa prospettiva. Il fatto che Israele sia stato invaso, distrutto, deportato, viene riletto come un segno di una grande crisi di fede. La mancanza di fiducia in Dio ha prodotto tutto questo. San Paolo è figlio di questa spiritualità e rilegge, in ambito cristiano, cosa significhi tutto questo. Ce lo dice nel brano che oggi leggiamo come epistola che, in fondo, pone una domanda: se il cristiano, se il battezzato fa le stesse cose che fanno gli altri, dov’è il gusto della novità evangelica che dovrebbe illuminarlo? Dove il senso della fede? Dove la custodia della Parola di Dio? Le provocazioni dell’apostolo sono facilmente comprensibili. Sono anche provocazioni da prendere sul serio perché anche noi, in fondo, rischiamo spesso la stessa cosa, ovvero di dimenticarci della novità cristiana e di adagiarci alla mentalità comune del nostro tempo.
Per noi
Noi per primi cosa diciamo in proposito? Perché è vero che la mentalità comune del tempo rischia di appiattire tutto. Lo vediamo molto bene nella società di cui siamo figli. Molti dei crimini di cui si parla, femminicidi, omicidi, adulteri, furti, speculazioni economiche a rovina di altri, incuria per il bene comune, disprezzo dei sacramenti e della grazia che essi veicolano, ricerca del profitto personale oltre misura e mancanza di fraternità verso i poveri… e molto altro ancora, sono cose commesse da persone battezzate. Per non dire poi che alcune riguardano da vicino anche noi! Sono realtà nelle quali tutti noi, in fondo, ci siamo abituati! Come vediamo il futuro? Cosa sarà del futuro dell’uomo se anche i cristiani si sono adagiati nella vita facendo quello che fanno tutti? La domanda dovrebbe interessarci e dovrebbe essere al centro della nostra riflessione. La mancanza di fede di cui siamo figli, alla quale assistiamo nel nostro occidente, sta, pian piano, erodendo la cultura occidentale che, per secoli, si è fondata proprio su questi pilastri e convinzioni. Credo che non possiamo solo lamentarci della nequizia dei tempi! È una cosa inutile! Piuttosto invito tutti a chiedersi: che fine fanno in me i valori del Vangelo? Cosa guida la mia vita? Cosa mi interessa davvero? Come vedo la mia personale dimensione in riferimento alla vita del mondo intero? Forse il primo passo di fede da fare è capire che, se noi stimiamo la vita cristiana, se diamo noi, per primi, la testimonianza di chi è il cristiano, potremo forse vedere anche in altri una rifioritura della fede e, quindi, dei valori da cui proveniamo. Ma se noi, per primi, ci disinteressiamo delle cose della fede, rischiamo che il mondo vada dalla parte opposta rispetto alla quale dovrebbe andare! In fondo è anche un poco colpa nostra! Chiediamo al Signore questa grazia di illuminazione, per interessarci di più delle cose di Dio e, nel suo nome, anche di quelle dell’uomo!