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EMMAUS 42 - DICEMBRE 2011

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EMMAUS è il bollettino periodico della Comunità Pastorale San Maurizio

Normalmente viene pubblicato quattro volte all'anno e viene consegnato gratuitamente a tutte le famiglie della Città da volontari delle tre parrocchie.

La redazione, avvalendosi principalmente di contributi della realtà ecclesiale cittadina,  propone riflessioni e articoli su temi, fatti e eventi della Chiesa locale, diocesana e universale, senza escludere le sollecitazioni della realtà sociale.


Editoriale

ANCORA SULLA FAMIGLIA
Con Papa Benedetto XVI per riscoprire questo patrimonio di umanità

riscTorniamo a parlare della famiglia. Il 2012 è l’anno dell’Incontro Mondiale delle Famiglie a Milano; il mese di gennaio è caratterizzato dalla Festa della Sacra Famiglia; sembra dunque doveroso parlare della famiglia.
La crisi economica da una parte pesa sempre più sulle famiglie, dall’altra trova nelle famiglie un’ancora di salvataggio per molte persone.
Ma fino a quando? È l’interrogativo che tanti si pongono davanti all’assenza di una vera politica di sostegno alla famiglia. L’istituzione famiglia, come unione di un uomo e una donna fondata sul matrimonio e disponibile alla trasmissione della vita, è messa in crisi non solo dalle difficoltà economiche, ma anche dal diffondersi di altre modalità di unione (coppie di fatto, convivenze, unioni omosessuali, ...) che, aspirando ad un riconoscimento anche legislativo come famiglia, ne mettono in discussione il valore e il contenuto ideale.
D’altra parte, quando si parla di famiglia si ha l’impressione che il rischio della retorica sia sempre in agguato, quasi che basta che si tratti di famiglia e tutto è bello, facile, felice.
Invece, conosciamo la facilità con la quale oggi si sciolgono i vincoli familiari; conosciamo il dramma delle separazioni; sappiamo che anche in famiglia possono annidarsi egoismi, violenze, soprusi; siamo consapevoli che spesso la vita in famiglia è anche fatica e impegno che non può esimersi dal sacrificio e dalla rinuncia.
Certamente la famiglia sta conoscendo grandi cambiamenti, anche sociologici. Fino a pochi decenni fa la famiglia era vista come quella realtà anche istituzionale pensata per garantire un contesto stabile all’esperienza dell’amore coniugale e sufficientemente sicuro per la trasmissione della vita, che comprendeva il momento del concepimento (pensiamo allo scandalo che provocava una volta l’attesa della nascita di un bambino fuori dal matrimonio!), la nascita, l’educazione e la formazione fino all’inserimento nella società adulta.
Oggi tutto questo appare più incerto. I figli si concepiscono anche senza essere sposati; la nascita non necessariamente prevede la presenza di un padre e viene presentata come un diritto soggettivo della madre; l’educazione e la graduale e sempre più dilatata formazione all’età adulta spesso vede l’eclisse delle figure educative (papà e mamme che rompono i legami coniugali e “spariscono”) e l’apparizione di nuove figure (il nuovo o i nuovi compagni di papà e mamma).
A queste trasformazioni di natura sociologica si aggiunge una profonda modifica della finalità che presiede l’esperienza coniugale. Se prima era percepita la finalità di garantire una stabilità ai legami affettivi tra i coniugi in vista della trasmissione della vita, oggi emerge come finalità prevalente, più o meno consapevolmente percepita, quella di procurare la felicità del soggetto. Ci si sposa per essere felici; si continua a stare insieme se rende felici e se non si sta più bene insieme, se entrambi o anche uno solo dei due coniugi non è più felice diventa giustificato lasciarsi. E anche i figli corrono il rischio di essere voluti come risposta ad un desiderio di felicità e di benessere della coppia.
Questi cambiamenti culturali, che abbiamo evocato in modo anche eccessivamente semplificato, accrescono la crisi che la famiglia sta sperimentando. Non so se le famiglie di una volta fossero più sante di quelle di oggi, se fossero più felici, se non conoscessero le fatiche e le contraddizioni delle famiglie odierne. Personalmente nutro qualche riserva su un’eccessiva idealizzazione delle famiglie passate a detrimento delle nuove. Ma sicuramente il contesto passato era più favorevole. La sensazione è che oggi essere famiglia è più difficoltoso, non tanto economicamente (da questo punto di vista le famiglie di un tempo conoscevano forme di povertà e sacrificio che quelle di oggi non si immaginano neanche), quanto per il venire a mancare del quadro di valori che dovrebbe sostenere la realtà della famiglia.
Se queste considerazioni sono vere, ne deriva l’urgenza di un’azione pastorale profonda per la Chiesa, che sempre ha accolto, difeso, promosso il bene della famiglia. Tanto si è fatto e si sta facendo, anche nella nostra Comunità Pastorale. Pensiamo alla formazione, con i corsi di preparazione al matrimonio per i fidanzati; pensiamo ai cammini dei Gruppi Familiari per alimentare la spiritualità coniugale e familiare; pensiamo all’attività degli Oratori come aiuto al compito educativo dei genitori; pensiamo alla catechesi dell’iniziazione cristiana, dei preadolescenti e adolescenti, dei giovani per accompagnare e sostenere l’impegno di trasmissione della fede della famiglia; pensiamo anche a tutti quei sostegni materiali e caritativi che la Comunità riesce ad offrire per la famiglia in difficoltà.
Tuttavia questo non basta. L’entità della crisi che attraversa la famiglia oggi chiede un ulteriore sforzo, soprattutto sul piano educativo e culturale. In questo impegno diventa prioritario riscoprire e approfondire, alla luce della Parola di Dio, il progetto divino sull’amore coniugale e sulla famiglia. La famiglia non è solo risposta a un desiderio umano ma è, anzitutto, realizzazione di un progetto divino. C’è una vocazione della famiglia! Non solo una vocazione alla famiglia, nel senso di chiamata di alcuni, di tanti, a formare una famiglia, ma una vocazione della famiglia ad essere quello che Dio vuole che sia, ad essere come Dio l’ha pensata e voluta. Se tante famiglie vanno in crisi, e questo ci può anche stare, ma non trovano le risorse e le motivazioni per uscire rinforzate dalle crisi, è perché non hanno accolto il progetto divino su se stesse e l’hanno abbandonato.
Dobbiamo capire sempre meglio il disegno di Dio sulla famiglia e farlo risplendere in tutta la sua bellezza. In questo esercizio di ascolto non c’è rischio di retorica, bensì riconoscimento dell’opera di Dio per il bene dell’uomo, e ciò è possibile solo dentro un clima di preghiera: quella preghiera che rende disponibili alla Parola di Dio; quella preghiera che custodisce l’ascolto meditativo e la comprensione di una Parola diversa e più vera delle nostre parole; quella preghiera che rende possibile l’obbedienza, il “fate quello che vi dirà”, l’“Eccomi, si faccia di me secondo la tua parola”.
Se il VII Incontro Mondiale delle Famiglie sarà anche un’occasione di approfondimento culturale e di orante disponibilità all’incontro con il progetto di Dio sulla famiglia si rivelerà come un contributo prezioso per il cammino nella verità delle famiglie del nostro tempo.

don Gabriele