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EMMAUS 41 - OTTOBRE 2011

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EMMAUS è il bollettino periodico della Comunità Pastorale San Maurizio

Normalmente viene pubblicato quattro volte all'anno e viene consegnato gratuitamente a tutte le famiglie della Città da volontari delle tre parrocchie.

La redazione, avvalendosi principalmente di contributi della realtà ecclesiale cittadina,  propone riflessioni e articoli su temi, fatti e eventi della Chiesa locale, diocesana e universale, senza escludere le sollecitazioni della realtà sociale.

EDITORIALE

PER ESSERE CRISTIANI VERI

Carissimi,
la memoria liturgica di san Maurizio ci raduna tutti questa sera attorno all’altare per festeggiare questo Patrono della nostra Comunità Pastorale e della nostra Città.
Mi è gradito salutare le Autorità presenti: l’Amministrazione comunale guidata dal Signor Sindaco, che poche ore fa ha conferito le benemerenze cittadine; i membri del Consiglio Pastorale con i Prefetti dei nostri Oratori e del Consiglio per gli Affari Economici; tutti i gruppi di volontariato e le Associazioni presenti in questa felice circostanza, senza dimenticare il Gruppo Alpini, che in questi giorni celebra con San Maurizio anche la propria festa e al termine di questa celebrazione ci offrirà ancora una volta un segno grande del proprio spirito di servizio e ospitalità.
La vicenda umana e cristiana del nostro Patrono mette in evidenza due elementi: il coraggio della testimonianza e la capacità di condividere con altri i grandi ideali della fede.
San Maurizio ha dato la propria vita per seguire Gesù e mettere in pratica il Vangelo dell’amore, del rispetto per l’uomo, della difesa della vita contro le ragioni del calcolo, dell’opportunismo, della prepotenza e della violenza prevaricatrice.
Inoltre questa bella testimonianza san Maurizio l’ha vissuta non da solo ma coinvolgendo chi stava con lui: il suo martirio lo vede associato ai Compagni della Legione Tebea. Siamo di fronte, quindi, non ad una fede individualistica e vissuta privatamente, ma condivisa e portata avanti in un sodalizio con gli altri.
Carissimi fedeli, questa sera il mio pensiero ritorna indietro di un mese ai giovani che hanno partecipato alla Giornata Mondiale della Gioventù di Madrid, a quella moltitudine di giovani che con coraggio e spirito di comunione hanno testimoniato al mondo la gioia di credere in Gesù, di aderire alla Chiesa, di amare il Papa.
Ringrazio il Signore davanti a voi, questa sera, per il fatto che tra quell’assemblea mondiale era presente anche un bel gruppo di giovani della nostra Comunità Pastorale, accompagnati da don Riccardo e don Tommaso. Grazie perché avete accolto l’invito del Papa! Grazie per aver scelto questo tipo di “vacanza”!
Grazie per aver testimoniato, anche davanti a manifestazioni di intolleranza e oltraggio quali i mezzi di comunicazione ci hanno ben documentato, una fede gioiosa, coraggiosa, tollerante e positiva.
Condividendo con voi alcune considerazioni di carattere pastorale, desidero soffermarmi su due aspetti che toccano la vita della nostra Comunità: uno riguardante più propriamente il cammino cristiano che stiamo percorrendo, l’altro concernente la situazione di crisi che il Paese sta attraversando e che tocca la vita di noi tutti, come singoli, come famiglie, come società civile e come Chiesa.
Parto dalla nostra Comunità Pastorale di San Maurizio che, in comunione con tutta la chiesa diocesana, sta vivendo momenti importanti di cambiamento.
Siamo alla vigilia dell’ingresso nella Diocesi del nuovo Arcivescovo, l’eminentissimo cardinale Angelo Scola, dono inviatoci da sua Santità Benedetto XVI come successore del Cardinale Dionigi Tettamanzi sulla cattedra di Sant’Ambrogio e San Carlo.
Nella nostra Comunità Pastorale, inoltre, ha terminato il suo percorso di inserimento graduale nel ministero presbiterale don Tommaso, dal 1° settembre a pieno titolo Vicario parrocchiale nella Comunità cristiana di sant’Antonio Abate in Valmadrera.
Certamente abbiamo tutti preso atto di come i cambiamenti del clero siano diventati più frequenti di una volta: la partenza di don Claudio risale a nemmeno tre anni fa, non molto lontana da quella di don Corrado e don Raffaele, preceduti di poco da don Giancarlo Leva. Recentissimi sono stati gli arrivi di don Giancarlo Re e di don Ampellio, mentre dobbiamo adesso prepararci ad accogliere il nuovo diacono che il Seminario arcivescovile vuole affidarci per questo anno e per l’accompagnamento nei primi tre anni di sacerdozio, come già fu per don Tommaso. Come vivere questa “mobilità”, se così possiamo chiamarla? Non possiamo fermarci all’aspetto unicamente umano ed emotivo, ma deve essere vissuta in una dimensione di fede. Se ci fermiamo a considerare le persone, le loro qualità, i pregi e i difetti, le sintonie personali e i rapporti di amicizia, questo, pur essendo legittimo e comprensibile, non ci porterà molto lontano.
Al riguardo ho trovato molto profonde le riflessioni proposte dal nostro decano, monsignor Franco Carnevali e pubblicate domenica scorsa dalla Prealpina, che ora vi ripropongo: “Sono momenti di distacco che costano un po’… Credo però che il momento del cambio di un sacerdote possa aiutarci a comprendere in maniera significativa il senso della Chiesa, ed in essa il ruolo del prete. Ci obbligano innanzitutto a pensare più in grande, mettendo in evidenza che la Chiesa non può esaurirsi nella propria parrocchia, e ci fanno sentire parte di una realtà più ampia e significativa. Ed è l’intero popolo di Dio che ci deve stare a cuore!... Ciò che conta davvero è la fedeltà alla Parola di Dio e la ricerca di concreti riferimenti comuni. Inoltre sottolinea che il valore realmente in gioco è il desiderio di seguire Gesù e la sua Parola… come racconta una simpatica storiella, è la luna, non il dito che la indica, che dobbiamo contemplare. Ed è per questo che, al di là delle persone, il discepolo di Gesù continua nel suo impegno personale e nel suo servizio alla Comunità, ringraziando il sacerdote che lo ha aiutato in questo ma rendendosi disponibile ad operare con chi il Signore gli pone ora al suo fianco”.
In questo spirito segnalo nell’elezione per il rinnovo del Consiglio Pastorale della Comunità Pastorale un altro appuntamento importante che ci attende. Desidero in questo momento ringraziare tutti i membri del Consiglio Pastorale e Consiglio Affari Economici uscenti, per il servizio offerto in questi anni e per aver sostenuto il cammino iniziale della nostra Comunità Pastorale. Non dobbiamo sottovalutare questo appuntamento riducendolo ad un adempimento formale. Il consigliare nella Chiesa presuppone un’operazione di discernimento che ha grande valore spirituale ed esprime quell’amore per la Comunità intera che si traduce in servizio collaborativo, impegno formativo, disponibilità a condividerne la missione in spirito di corresponsabilità.
Prima ho parlato di “mobilità” del clero. Questo termine ci porta a riflettere su un altro valore dell’essere Chiesa: la missione. Dobbiamo crescere ancora, aiutati da un maggiore inserimento dentro un cammino di Chiesa diocesana, capace di alimentare il coraggio necessario per assumere le sfide della nuova evangelizzazione e di purificare quelle forme di tradizionalismo che ci sottraggono preziose energie per ripetere “quello che si è sempre fatto”.
Non siamo chiamati ad inventare cose nuove, ma ad animare con spirito rinnovato quello che si usa chiamare “pastorale ordinaria”. Nella nostra Comunità Pastorale deve proseguire il rinnovamento dei percorsi di iniziazione cristiana, con al centro il ruolo educativo della famiglia. Gli Oratori devono imparare, nella loro gestione e conduzione, ad essere sempre meno clerocentrici, pur nel rispetto dei dovuti riferimenti ai sacerdoti responsabili. Deve continuare la cura pastorale dei giovani che chiedono di celebrare il matrimonio cristiano e la proposta dei gruppi familiari deve essere sostenuta e incrementata. Abbiamo accolto, infine, l’esortazione dell’Arcivescovo a predisporre un cammino di preparazione alla celebrazione del Battesimo dei bambini che prosegua anche dopo la celebrazione del sacramento fino ai primi sette anni di vita, e qui vorrei soffermarmi su quest’ultimo aspetto. Oggi i genitori che chiedono il Battesimo per il proprio bambino vengono preparati alla celebrazione con almeno due incontri tenuti da coppie di catechisti battesimali, dal colloquio personale e dall’incontro comunitario col Parroco. Alla celebrazione del sacramento segue la proposta di un cammino, dal titolo “A piccoli passi”, che si snoda fino al settimo anno di vita con tre appuntamenti ogni anno.
Lo ribadisco: non si tratta di sensibilità particolari di qualche sacerdote e di un gruppetto di operatori pastorali, ma di un cammino di evangelizzazione che ci viene chiesto dalla Chiesa e che deve interessante tutta la Comunità.
Mi chiedo – e ore lo faccio pubblicamente – se con una lunga tradizione alle spalle e con la ricchezza di un progetto educativo da offrire, non dobbiamo pensare anche ad una presenza visibile e istituzionale di questa cura pastorale e dell’accompagnamento che vogliamo offrire ai genitori di bambini fino ai tre anni di vita nel loro compito educativo con un asilo nido che sia espressione della nostra comunità cristiana.
Di che cosa abbiamo bisogno urgente allora?
Di collaboratori, catechisti, accompagnatori, animatori, che sentano pulsare nel cuore la passione per il Vangelo e il desiderio di donarlo agli altri. Questa passione vince la paura di non sentirsi pronti e sa trovare lo spazio per donare un po’ del proprio tempo e delle proprie energie agli altri.
Abbiamo bisogno anche che tutta la Comunità avverta e sostenga con la propria fede, con la preghiera, con l’interessamento l’impegno profuso in tutti questi ambiti di evangelizzazione.
Permettetemi di terminare queste riflessioni sul nostro cammino di Comunità Pastorale con un breve cenno all’inaugurazione imminente dell’oratorio di San Pietro, ristrutturato e ampliato, che sarà dedicato il 30 ottobre ai beati Giovanni Paolo II e Chiara Luce Badano.
Desidero soltanto sottolineare che questo evento deve riaffermare ancora una volta che crediamo nel compito educativo delle nostre Comunità: sosteniamo gli Oratori e vi investiamo non solo soldi ma soprattutto energie, tempo, amore.
Desidero fortemente, d’altra parte, che questo evento non sia percepito come significativo dalla sola comunità di San Pietro, bensì sia vissuto come importante da tutta la Comunità Pastorale, perché ogni Oratorio è un bene per tutti e le strutture di ciascun  Oratorio sono a servizio di tutti. Per questo ci prepareremo all’inaugurazione con un grande spettacolo proposto dal complesso del GEN Verde il 23 ottobre.
Voglio ora rivolgere la nostra attenzione al tempo storico che stiamo vivendo, perché la Chiesa, popolo di Dio che è proteso verso il suo Signore, cammina nella storia.
La crisi economica, che ha dimensioni più ampie della nostra Nazione, ha travolto anche la nostra comunità civile: il sistema produttivo, le aziende, le famiglie, le amministrazioni pubbliche, le singole persone e le aggregazioni sociali, tutti siamo aggrediti da questa congiuntura negativa.
È stata una responsabilità di tutti non accorgersi in tempo di quanto stava accadendo, ma soprattutto rimarrà la grave responsabilità di chi ha minimizzato fino all’ultimo una situazione poi rivelatasi drammatica. Sembra tuttavia che questa crisi, se confinata al mero aspetto economico-finanziario, non riesca ancora a farci maturare la consapevolezza più importante, ovvero che anche l’economia, gli affari, la vita “pratica”, come si suol dire, hanno bisogno di etica.
Forse non solo abbiamo trascurato i segni premonitori di un’economia che non funziona più, che è malata, ma non abbiamo saputo ascoltare con vera disponibilità gli insegnamenti delle ultime encicliche sociali di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI e gli appelli del Magistero al cambiamento degli stili di vita, nel segno della sobrietà e della sostenibilità.
L’ideologia liberista che predicava un’economia regolata unicamente dalle leggi del mercato, senza regole esterne a cui rispondere e da cui farsi guidare, quali quelle avanzate dall’istanza etica o dalla progettazione politica, si sta dimostrando fallimentare.
Questa crisi ci dice che l’economia ha bisogno di etica. Non basta il mercato a regolarla, non può eleggere il profitto come criterio assoluto, ma deve essere al servizio dell’uomo mirando al bene di tutti. Il mercato non è il “fine” delle attività economiche, bensì è  uno “strumento” di politica sociale. L’ideale che l’economia deve perseguire non è il massimo del profitto ma il bene delle persone. Finalità e orgoglio dell’imprenditore deve tornare ad essere il dare lavoro dignitoso alle persone e alle famiglie, non guadagnare  sempre di più.
Scopo della finanza è essere a sostegno e a servizio dell’economia reale e non servirsene per giochi spregiudicati alla ricerca di guadagni facili. E la politica, se vuole essere credibile, deve porsi il problema etico dell’equa distribuzione delle ricchezze in una società che vuole essere egualitaria e attenta ai più bisognosi.
La crisi economica ci coinvolge anche come comunità cristiana e dobbiamo riflettere su quanto sta avvenendo per operare con coraggioso discernimento, dettato dalla fede. Una cosa è certa: non possiamo rinunciare alla generosità e alla solidarietà! Questo significa vigilare contro ogni tentazione di difesa egoistica dei propri interessi e di sorda chiusura alle esigenze di un vivere autenticamente solidale. Significa anche che le nostre capacità di aiuto andranno ugualmente sostenute e potenziate, grazie all’apporto imprescindibile e sempre più prezioso della Caritas cittadina, che già opera in collaborazione con i servizi sociali del Comune e con altri Enti e Associazioni presenti e operanti sul territorio.
Mi permetto a questo riguardo di incoraggiare i nostri Amministratori, in questo momento di sacrifici, a non penalizzare quei capitoli del bilancio che riguardano l’attenzione sociale ai più poveri, ai bisognosi, a chi è in maggiore difficoltà.
Le spese che le nostre Parrocchie affrontano dovranno avere sempre più una finalità pastorale e una trasparenza educativa. Come singoli cristiani praticanti, che cioè vogliono tradurre la propria fede in pratiche concrete di vita, e come Comunità cristiana nelle nostre strutture e nei nostri oratori, accogliamo convintamente l’esortazione del Presidente della Conferenza Episcopale Italiana cardinale Angelo Bagnasco ad un reale impegno per evitare ogni forma di evasione fiscale e di economia sommersa: “Le cifre dell’evasione fiscale sono impressionanti... Se ciascuno assolvesse i propri doveri le cose sarebbero subito risolte”.
Chi lavora per la Parrocchie o per i nostri Oratori deve sapere che deve sempre fatturare tutto, perché questo è un nostro stile, come cristiani e come cittadini, e questo non deve suscitare particolare stupore.
Do disposizione inoltre che tutti i collaboratori e i volontari che operano per iniziative della Comunità Pastorale documentino al Parroco, attraverso i servizi amministrativi della Comunità Pastorale, ogni spesa sostenuta, con fatture o scontrini fiscali. Questo favorirà anche uno stile di trasparenza che solo impedisce ogni illazione tendenziosa su presunti interessi personali.
Continueremo a sostenere l’importanza della famiglia per le nostre comunità e a promuoverne la difesa. Cito nuovamente le parole del Cardinale Bagnasco: “Se la famiglia non è al centro della politica, la società non va da nessuna parte. In Italia nel quadro della grave crisi la famiglia si è dimostrata un’enorme valvola di sicurezza”. E ancora: “Famiglia e giovani sono risorse, non problemi”.
Le nostre Parrocchie e i nostri Oratori non solo vogliono continuare a sostenere le famiglie in difficoltà, con strumenti come il Fondo Famiglia-Lavoro della Diocesi e gli interventi della Caritas, ma con determinazione vogliono accompagnarne il compito educativo ed essere occasione di incontro e di amicizia reciproca. Si può scoprire e riscoprire che anche una domenica in oratorio è un modo bello – ed economico – per stare insieme, incontrarsi con altre famiglie e fare comunità, sperimentare il benessere non dei soldi ma della relazione coltivata e custodita.
Termino con un cenno di cronaca che rende attuale la testimonianza di san Maurizio da cui siamo partiti.
Ieri, 21 settembre, nella sua parrocchia di Canicattì è stata ufficialmente aperta la causa di beatificazione di Rosario Livatino, il “giudice ragazzino” ucciso dai killer della mafia ventuno anni fa, il giovane magistrato che in un quaderno aveva scritto: «Non ci sarà chiesto se siamo stati credenti, ma credibili». In questo tempo storico, in questi anni decisivi di crisi, non manchiamo l’appuntamento che anche a noi, credenti, viene chiesto: essere credibili!
Il Vostro PARROCO e Responsabile della Comunità Pastorale
DON GABRIELE GIOIA