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EMMAUS 39 - DICEMBRE 2010

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EMMAUS è il bollettino periodico della Comunità Pastorale San Maurizio

 

Normalmente viene pubblicato quattro volte all'anno e viene consegnato gratuitamente a tutte le famiglie della Città da volontari delle tre parrocchie.
La redazione, avvalendosi principalmente di contributi della realtà ecclesiale cittadina,  propone riflessioni e articoli su temi, fatti e eventi della Chiesa locale, diocesana e universale, senza escludere le sollecitazioni della realtà sociale.































EDITORIALE

MOSTRACI IL TUO VOLTO SIGNORE

“Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato” (Gv 1,18).
Sono le parole con le quali l’evangelista Giovanni termina il prologo al suo Vangelo, nel quale annuncia che “il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14).
“Dio, nessuno lo ha mai visto”: tutti possiamo sottoscrivere questa affermazione come la più vera! Ma quanti significati diversi essa può dischiudere.
Questa dichiarazione dell’Evangelista può racchiudere anche la negazione ateistica più radicale: Dio non si può vedere perché non si può vedere ciò che non esiste, e non esiste ciò che non si può vedere, misurare, sperimentare e verificare, controllare e documentare.
Può anche racchiudere il pessimismo agnostico di chi afferma che, se anche Dio esistesse, non possiamo tuttavia conoscerlo: non sappiamo niente di Lui, non possediamo strumenti che ci permettano di fare affermazioni sensate e veritiere su di Lui.
Ancora, può esprimere la fatica e l’angoscia della nostra condizione umana: come possiamo vedere Dio, come trovare le tracce della Sua presenza e della Sua bontà dentro la nostra storia che spesso si manifesta così insensata, vuota, segnata dal male, dalla sofferenza, dall’ingiustizia? Dov’è Dio, se esiste? Ma, soprattutto, l’Evangelista vuole sottolineare la domanda religiosa che è presente nel cuore dell’uomo e l’esperienza di fede maturata dal popolo eletto.
L’uomo cerca Dio, da sempre è alla ricerca di un fondamento assoluto alla propria esistenza, e proprio quando lo nega, sembra invocarlo. Anche ai nostri giorni, caratterizzati da un atteggiamento di sfida contro Dio e di rifiuto dichiarato, ostentato, praticato, notiamo che di Lui si continua a parlare. Mai si è parlato tanto di Dio come quando si è voluto negarlo! Proprio per negarlo, Lo si chiama in causa. Al tribunale della Sua negazione, si appella la Sua presenza. Il bestemmiatore che gli si ribella, a lui rivolge la parola seppur offensiva, irata, sofferta. Che senso avrebbe oltraggiare ciò che non esiste? Sembra proprio che sia impossibile sradicare dal cuore dell’uomo questa presenza!
E tutta la storia del popolo di Israele non è forse una testimonianza della ricerca incessante del volto di Dio? Il popolo dell’Alleanza non è forse il popolo che custodisce come bene umano più prezioso il desiderio di incontrare Dio, di ascoltare la sua voce, di contemplare la sua gloria, di accogliere la possibilità e il dono della relazione con Lui?
“Il tuo volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il tuo volto” implora il Salmista (Sal 27,8c-9a). E Mosè sul monte Sinai chiede: “Mostrami la tua gloria!” (Es 33,18), ma Dio risponde: “Tu non potrai vedere il mio volto, perché nessun uomo può vedermi e restare vivo” (Es 33,20). “Dio, nessuno lo ha mai visto”, ha detto Giovanni. E in questo desiderio non appagato c’è pure tutta la consapevolezza teologica della trascendenza di Dio: Dio non lo possiamo possedere, non lo possiamo definire, non è a nostra disposizione. L’unica speranza è che Egli, per libera condiscendenza e per gratuito amore si riveli, mostri a noi il suo volto, si renda a noi accessibile.
È lo stupore per un dono inimmaginabile che risuona nell’annuncio di Giovanni: “Il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato”. Ecco il mistero del Natale, dell’Incarnazione del Figlio di Dio. Nel volto di un bambino, nel suo sguardo su di noi e nel nostro sguardo su di Lui, si compie il desiderio più grande che abiti il cuore dell’uomo: vedere Dio! “I miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli” (Lc 2,30-31) dirà il vecchio Simeone stringendo tra le sue braccia il bambino Gesù presentato al tempio. È la constatazione del compiersi di ogni attesa e del realizzarsi del progetto divino per ogni uomo, compimento che finalmente reca la pace (Lc 2,29: “Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace”).
Riconoscere la presenza di Gesù nella nostra vita, contemplare il suo volto e nel suo volto imparare a vedere il volto di Dio (Gv 14,9: “Chi ha visto me, ha visto il Padre”) è vivere il mistero del Natale, ma questo non è possibile se non siamo mossi dallo Spirito (Lc 2,27: “Mosso dallo Spirito, si recò al tempio…”).
L’esortazione che la Chiesa rinnova a non fermarsi alle manifestazioni esteriori e consumistiche che accompagnano le festività natalizie, è un invito, in positivo, a vivere un’esperienza nello Spirito, quella che, sola, permette di vedere Dio e godere della sua pace.

don Gabriele