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EMMAUS 40 - APRILE 2011

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EMMAUS è il bollettino periodico della Comunità Pastorale San Maurizio

Normalmente viene pubblicato quattro volte all'anno e viene consegnato gratuitamente a tutte le famiglie della Città da volontari delle tre parrocchie.

La redazione, avvalendosi principalmente di contributi della realtà ecclesiale cittadina,  propone riflessioni e articoli su temi, fatti e eventi della Chiesa locale, diocesana e universale, senza escludere le sollecitazioni della realtà sociale.

EDITORIALE

LO STILE DI VITA EVANGELICO: UNA "MERCE RARA"

Carissimi,

questo numero, che esce in occasione della Pasqua, documenta con un dettagliato racconto e con immagini fotografiche il recente pellegrinaggio in Terra Santa organizzato dalla nostra Comunità Pastorale.

È a partire dall’esperienza che abbiamo potuto vivere nella terra di Gesù che prendo le mosse per rivolgere a tutti il mio pensiero augurale per la Pasqua.

Tutti i partecipanti hanno vissuto con intensità spirituale il pellegrinaggio, e non è mancato il ricordo quotidiano nella preghiera per tutta la nostra Comunità e per familiari e amici.

In Terra Santa abbiamo potuto incontrare le comunità cristiane di più antica data, nate con Gesù e la predicazione degli Apostoli.

Non è soltanto la visita ai luoghi santificati dalla presenza di Gesù, non sono soltanto i riscontri storici offerti da reperti archeologici pur affascinanti, che ci hanno parlato di nostro Signore, ma è stato soprattutto l’incontro con un Chiesa viva, che pur in situazione di minoranza, ci è madre nella fede e con la sua vita ci testimonia l’amore e la fedeltà a Gesù.

Appena tornato a casa, mi ha fatto riflettere molto un’affermazione dell’arcivescovo Giorgio Lingua, nunzio apostolico in Iraq e Giordania, intervistato sulla rivista “Tracce” del febbraio 2011. Così si esprimeva: «i pericoli esterni, il terrorismo, le discriminazioni, le minacce… vengono “dopo”. Da un certo punto di vista, sono meno preoccupanti dei problemi interni ai cristiani: i giudizi, i sospetti, le mancanze di carità. I primi, infatti, per quanto penosi ed inaccettabili, non ci impediscono di essere cristiani. Mentre i secondi sono più gravi, perché offuscano la nostra identità». In altre parole, i problemi interni alla comunità, che nascono da situazioni di peccato, questi offuscano la nostra identità.

Quante energie impieghiamo per ribadire l’identità cristiana, sostenendo a questo scopo le “nostre” tradizioni, strutture, istituzioni, promuovendo e difendendo la “cultura cattolica”, battagliando per la presenza del crocifisso nei luoghi pubblici (scuole, tribunali, ospedali). Non voglio negare la legittimità e bontà di tutto questo, ma non posso evitare di pensare che la testimonianza dei nostri fratelli che vivono in Chiese di minoranza (e, spesso, di persecuzione) ci richiama che il Cristo si testimonia con lo stile di vita evangelico, e su questo terreno ho l’impressione che dobbiamo ancora e sempre convertirci.

È del resto evidente che se noi viviamo in contesti sociali esteriormente “cristiani”, la mentalità evangelica in realtà è “merce rara” sul mercato, ovvero un autentico comportamento individuale e sociale secondo il dettame del Vangelo è minoritario e poco visibile.

Celebriamo la Pasqua, allora, come rinnovata accoglienza nella nostra vita di quella Presenza che risorge anche nei segni di morte dell’uomo vecchio che è ognuno di noi, Presenza che ha il potere e la forza di chiamarci ancora alla bellezza della vita buona del Vangelo.

don Gabriele

 

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