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LETTERA DI FRATEL CLAUDIO BOZZA

Ecco la lettera che ci è arrivata dal comboniano fratel Claudio Bozza, responsabile del progetto "Auto medica e farmaci di prima necessità" nel Sud Sudan, precisamente nel villaggio di Talì, a circa 250 km  a nord della capitale Juba.
A questo progetto è anche stato destinato il ricavato della vendita pasquale di Equomondo.
Fratel Claudio, di origine veneta, è legato soprattutto al gruppo di S.Pietro che aveva conosciuto e frequentato negli anni in cui ha vissuto nella casa dei padri Comboniani di Venegono Superiore;  gli amici di S. Pietro sono sempre stati in contatto con lui.

 

Cari Amici, un abbraccio e un sorriso da Tali Mission.

Tra pochi giorni è Pasqua! Il tempo scorre veloce, come un rullo che macina e travolge giorni e avvenimenti, senza sosta, uno dopo l’altro. In alcune aree del S. Sudan come la missione di Tali la vita tenta di trovare un suo equilibrio, gli studenti hanno iniziato il nuovo anno scolastico e la gente è pronta a seminare con l’inizio delle piogge nel mese di maggio. Rimane comunque diffusa tra la popolazione un certo timore per la situazione precipiti drasticamente, ciò vuol dire: guerra civile.

Qual è la situazione del Sud Sudan?

A seguito dell’allarme lanciato dall’ONU, il governo ha confermato che il paese si trova di fronte all’emergenza della fame perché buona parte della popolazione non ha accesso a beni di prima necessità tra cui cibo, acqua etc.… A rendere la cosa ancora più triste è la consapevolezza che questa situazione non è provocata da una carestia o da una catastrofe naturale, ma provocata dalla mano dell’uomo.

Infatti, non si tratta di una crisi cominciata giusto ieri, ma è la conseguenza prevedibile del conflitto che divide il Sud Sudan ormai da più di tre anni. Si tratta di un conflitto interno dove diverse comunità locali si trovano oppresse e in opposizione a chi detiene il potere. Gruppi armati di diversa estrazione hanno messo il paese a ferro e fuoco. Circa cinque milioni di cittadini – quasi la metà della popolazione – hanno dovuto abbandonare le loro case: tre milioni sono sfollati all’interno del paese tra cui circa cinquecentomila vivono nei campi gestiti dall’ONU, mentre un milione e mezzo sono rifugiati nei paesi confinanti, Sudan, Etiopia, Kenya, Uganda, Congo e Centrafrica.

Il conflitto non ha permesso alla popolazione di coltivare. In molte aree, gli allevatori hanno perso il proprio bestiame. In alcune aree del paese la popolazione può solo contare nei tuberi che possono raccogliere nella palude e i pesci che riescono a pescare. Nelle città la popolazione è sotto il torchio di una grave crisi economica e una svalutazione della moneta dell’800% che non permette loro di comperare prodotti alimentari di prima necessità poiché sono diventati troppo costosi per le loro povere casse. L’ONU ha stimato checirca metà della popolazione soffre la fame, tra di essi un milione di bambini sono denutriti e circa 100.000 sono praticamente condannati a morire di fame.

“Una voce che grida del deserto”, così i vescovi del Sud Sudan hanno intitolato il loro ultimo messaggio pastorale pubblicato il 23 febbraio scorso.“Nonostante gli appelli di più parti a fermare la guerra, continuano in tutto il Paese le uccisioni, gli stupri, gli sfollamenti forzati, gli assalti alle chiese e le distruzioni di proprietà” denunciano i vescovi.“Nonostante il conflitto dovrebbe essere contenuto tra le forze di governo e quelle di opposizione, in realtà questi gruppi militari si accaniscono contro i civili su basi etniche.” I vescovi continuano: “Siamo preoccupati perché alcuni elementi del governo sembrano essere sospettosi a riguardo della Chiesa e sembrano passare il messaggio che la Chiesa sia contro il governo. Ribadiamo che la Chiesa non è contro nessuno, né il governo né l’opposizione. Siamo piuttosto per il dialogo, la pace, la giustizia, il perdono, la riconciliazione, la legalità e il buon governo. Siamo invece contro le violenze, le uccisioni, gli stupri, le torture, i saccheggi, la corruzione, il tribalismo, la discriminazione, l’oppressione e siamo pronti a denunciare chiunque le pratichi.”

Dopo tutto quello che è successo in Sud Sudan in questi ultimi mesi, molti parlano di fare verità e di fare giustizia. Ma quale verità e quale giustizia? La verità viene facilmente manipolata e diventa soggettiva. Sembra che si possa fare luce sulla verità solo se c’è misericordia. In quanto a giustizia non so come si possa rendere a ciascuno quello che gli è dovuto: a tanta insensatezza non si può rispondere con altrettanta insensatezza. Fino a quando il Sud Sudan rimarrà spaccato in due da questo conflitto insulso? Fino a quando le due fazioni continueranno a chiamarsi nemiche? Se si vuole fare giustizia non ci sarà mai spazio per la convivenza. La pace nasce invece dal perdono e dalla misericordia. Anche la simbologia ci viene in aiuto: se il simbolo della giustizia è la spada, quello della misericordia è la croce.

Alla fine di questa Quaresima caratterizzata da fame e violenza, noi Missionari Comboniani ostinatamente continuiamo a sperare nel Cristo Risorto. Offro me stesso, la mia vita per la salvezza, la pace e la vita del popolo in Sud Sudan in particolare dei soggetti più vulnerabili, donne e bambini.

Caro amico/a che mi segui dall’Italia, ti incoraggio a visitare il nostro sito dei Missionari Comboniani  http://www.mondoaperto.it/dove potrai conoscere, partecipare e sostenere le nostre attività in particolare Tali Mission. Con poco è davvero possibile fare molto!