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SETTEMBRE 2018 PADRE ALBERTO BERRA RIPARTE PER IL GIAPPONE

PADRE ALBERTO BERRA

CASSANO MAGNAGO - SETTEMBRE 2018

Carissimi amici del gruppo missionario e amici tutti della comunità pastorale San Maurizio, 
dopo un breve periodo di vacanza riparto per il Giappone.

Nel rifare le valigie sono tanti i sentimenti  e i volti di tutti voi che mi avete mostrato come sempre il vostro affetto, che mi tornano in mente. Riparto con il cuore colmo di gratitudine che le parole non riusciranno mai ad esprimere completamente anche se ho provato a dirle in lingua giapponese.

Nell’incontro di mercoledì 19 ho cercato di comunicarvi nuovamente la mia missione a Hiroshima e il contesto più generale del Giappone, ma questa volta con l’ausilio di immagini. Rispetto all’ultima volta inoltre vi ho parlato anche se brevemente del mio nuovo impegno nel carcere di Hiroshima, che è cominciato appunto tre anni fa quando durante un incontro dei sacerdoti del decanato di Hiroshima ho dato la mia disponibilità come cappellano cattolico per il carcere. Oltre al cappellano cattolico, ci sono anche il cappellano protestante, quello buddista e quello shintoista. Con altri due sacerdoti cattolici mi alterno nella visita ai carcerati. Da parte della direzione del carcere ho ricevuto lo scorso luglio il “Kanshajo”: si tratta di un attestato di ringraziamento, ossia un’onorificenza che riconosce il contributo al bene della società attraverso l’attività di sostegno e di recupero dei carcerati. Sono diversi i motivi che spingono i carcerati ad avvicinarsi ai “cappellani” e sono loro stessi a scegliere il colloquio con il cappellano della religione desiderata. I carcerati che incontro sono sia giapponesi che di altre nazionalità, sia cristiani che di altre religioni (buddismo, shintoismo e islam). Per alcuni è un’occasione per conoscere il cristianesimo: partendo da alcuni brani evangelici ho l’opportunità di presentare il volto misericordioso di Dio. E’ sempre una commozione quando mi capita di insegnare a leggere insieme le preghiere del Padre Nostro e dell’Ave Maria e vedere nei loro occhi una luce di speranza che si accende. Mi colpisce il fatto che qualcuno riesce a leggere il periodo del carcere alla luce di Dio, ossia come un tempo di grazia per rileggere la propria vita passata riconoscendo il male fatto, ma soprattutto come possibilità di un cammino di conversione che pur nelle condizioni di ristrettezza del carcere produce semi di pace e di gioia tra cui la gioia di rincontrarci la volta seguente.

Prima di tornare in Giappone a continuare la mia missione permettetemi di cogliere questa occasione per ringraziare di cuore il parroco don Gabriele, Mons. Marco, tutti i sacerdoti e tutti voi a cui assicuro la mia preghiera.
Sayonara!

P. Alberto Berra